Collestrada, dove San Francesco faceva la guerra – e le buscava

Mi trovo in Umbria e percorro in auto la E45 in direzione nord quando, poco dopo Ponte San Giovanni, incrocio l’uscita per Collestrada. Intravedo un paesino appollaiato su una collinetta e decido di uscire. Per arrivarci, mi arrampico su per una salitina corta ma ripidissima, un muro da Giro delle Fiandre. In cima trovo un edificio scolastico sulla sinistra, a destra c’è la strada che sale al bosco e al castello mentre se proseguo dritto arrivo alla zona residenziale moderna. Mi fermo qui un attimo per godermi il panorama della vallata sottostante.

Collestrada sorge lungo l’antica via Assisana, la strada che collega – e che tiene distante, a seconda del periodo storico – Perugia e Assisi.

Incontro un tizio seduto su una panchina a godersi il sole. Sembra un enorme gatto da appartamento, di quelli che non sai mai se sono vivi o sono soprammobili kitsch. Come prima cosa, mi racconta che nel curvone dell’autostrada che passa sotto la collina accadono molti incidenti: i camion la prendono a velocità troppo alta e si ribaltano. In questi casi il carico è da buttare, ma non sempre. “Una volta – mi spiega l’omino – si è ribaltato un TIR di cosce di maiale semi-stagionati. C’è gente che ha mangiato prosciutto gratis per mesi”.

Proprio in questa pianura, nel 1202 un certo Giovanni di Pietro Bernardone, baldo giovanotto della nobiltà assisiate, venne fatto prigioniero dopo una battaglia persa contro i perugini.

Una volta i vecchi auguravano ai giovani “un po’ di guerra” perché erano convinti che gli facesse bene. Con Giovanni c’hanno preso. Infatti, a quel tempo, il ragazzotto non sapeva che sarebbe diventato San Francesco e non lo sapevano neanche i perugini che lo rinchiusero in prigione.

Il panorama è molto bello, se si fa finta che non esista il centro commerciale e la zona industriale. Una pianura gialla attraversata dal Tevere, che qui fa un’ansa così strana che sembra il naso di una strega. Collinette una sopra l’altra. In lontananza gli Appennini a est e i colli del Trasimeno a ovest. I profili dei tetti di Perugia sul crinale del colle Landone fronteggiano le mure bianche delle case di Assisi addossate al Subasio, una strana montagna solitaria.

In realtà, l’omino racconta anche altro. Collestrada, anticamente, era conosciuta per l’Ospedale di San Lazzaro e il lebbrosario. Che culo, ho pensato.

L’Ospedale sorgeva proprio sulle fondamenta della scuola che c’è in cima alla salita. Il lebbrosario era formato da degli edifici inglobati da delle mura nel XIV° secolo: ecco come nacque il castello. Il bosco, al contrario, è lì da prima. Al castello si entra attraverso una porta a sesto acuto ed è abitato da oltre cento persone, tutte sane. Mi affaccio sulla piazza, giusto il tempo di un rapido sguardo e mi rimetto in viaggio.

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